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Escursioni in mountain bike in Lazio e Abruzzo...

Il raid in Sicilia 2007

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Nico il 1° luglio ha compiuto 60 anni!

Ha pensato che ci volesse qualcosa di speciale: ed è così che ha deciso di organizzare una Roma - Roccalumera (ME) su strada da compiersi in quattro tappe. Si uniscono a lui per l'impresa gli amici Oscar e Marco.

LE TAPPE

1 Roma - Maddaloni
2 Maddaloni - Maratea
3 Maratea - Lamezia Terme
4 Lamezia Terme - Roccalumera

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28/06/2007 - Al via la prima tappa!

Tutto è iniziato giovedi 28 giugno. Era un bollente mattino, ma ormai non si poteva tornare indietro; siamo partiti in tre da via di Tor Cervara, ed abbiamo rapidamente attraversato la Predestina, per raggiungere la Casilina, e da lì verso Capua, seguendo le rotte dei nostri antichi padri. Lasciare Roma da questo lato non è così semplice per un ciclista, perché la strada tende a salire, per superare le estreme propaggini dei Castelli, e soltanto a Colonna comincia a darti respiro. Lasciato il comune di Roma si punta verso la Ciociaria e si passa rapidamente per Valmontone, Colleferro, Fermentino per giungere a Frosinone. L’attraversamento del capoluogo Ciociao richiede un po’ di fatica perché è posto in alto; da lì poi si scende in una profonda buca e ci si trova a dover ripartire verso Ceprano con delle rampe poco simpatiche. Passare Arce e Cassino è più facile, ma ogni tanto veniamo disturbati da un forte sibilo: è il cardiofrequenzimetro di oscar che quando raggiunge il valore di 141 battiti emette un sibilo percepito anche dalla grande parabola del monte Palomar. Siamo ormai in Campania e ce ne accorgiamo perché ad ogni angolo di strada pullulano i caseifici di mozzarelle di bufala; di questi animali nemmeno l’ombra. Capua ci accoglie con le splendide cupole delle sue chiese, mentre Caserta ci offre il gioiello del Vanvitelli. Ma non riusciamo ad avvicinarlo perché dei lavori in corso hanno reso la zona off limits. Da Caserta a Maddaloni in teoria sono solo 5km ma un milione di veicoli, posti contemporaneamente sulle strade ci obbligano a 40 minuti di percorso. Giunti a Maddaloni la prima bella sorpresa: la nostra collega Maria Grazia ci ha prenotato un’albergo in località Cervino, un posto tra le colline in direzione di Benevento sconosciuto ai più. Resta un po’ di tempo visto la media elevata che abbiamo tenuto per tutto il viaggio, superiore ai 29 di media,e decidiamo quindi di fare un salto a Casertavecchia. Il borgo antico è bellissimo, a ciò che più ci meraviglia è il piatto di pappardelle con il ragu di cinghiale. La storia faunistica italiana va dunque riscritta: i cinghiali non stanno in Maremma, ma pascolano nei giardini dietro la Reggia. Si torna in albergo e si va al letto giusto in tempo per scoprire, che un’allegra comitiva di Casertani, si è data appuntamento sotto le nostre stanze da letto. E tra canti e bisbocce se ne vanno le prime ore del nostro riposo.
29/06/2007 - Si riparte, seconda tappa.

Lasciamo Maddaloni alle 7 di mattina alla ricerca di un fresco che in realtà non c’è. Qualcuno ci ha detto di puntare verso Marigliano ma prima di trovare la strada giusta perdiamo mezz’ora.

L’attraversamento dell’area vesuviana è una tragedia; le macchine che incontriamo sono più numerose di quelle che ogni mattina ci aspettano sulla via Tiburtina. Ogni cittadina di quest’area ha il traffico di una metropoli sappiamo che sarà una tappa dura ma non sappiamo quanto e non ne conosciamo l’esatto chilometraggio e tanto meno le altimetrie. Un nome presto diventerà un incubo, questo nome è Vallo della Lucania chilometri di salite fatte sotto il sole ci arrostiscono spalle e cervello ma noi in testa abbiamo un’idea sola, andare avanti. Quando finalmente andiamo li un cartello ci si pianta davanti: “SAPRI KM 61”. “Allora è fatta” diciamo tutti in coro; ci sarà una discesa mozzafiato verso il mare. Invece la discesa non c’è ed al suo posto c’è una serie infinita di salite che vanno da una collina all’altra senza arrivare da nessun a parte. Andare a Sapri da questo lato è un pò come vedere la fortezza del deserto dei tartari. Quando finalmente arriviamo a Sapri, la vista del mare è così desiderabile che gettiamo le bici in un angolo e ci tuffiamo in mare vestiti da ciclisti. Terminato il bagno balziamo in sella ed un cartello recita “MARATEA Km22” Marco si offre lui di tirare questo ultimo tratto, ritenendolo una passeggiata ma presto si accorge di quanto fosse fallace la sua previsione. Si ricomincia infatti a salire sulla strada tagliata nella parete di roccia: la vista che si offre al nostro sguardo è di quelle che non si possono dimenticare: un mare blu e montagne che si tuffano in acqua. Siamo dunque a Maratea, ed il gioco sembra fatto ma ancora una volta Mariagrazia ne ha fatta una delle sue. Ci ha prenotato un albergo splendido che sui chiama Grand hotel pianetamaratea. Se la può giocare alla pari con i migliori alberghi del mondo ma sta in cima ad una montagna o forse meglio in culo… alla luna. Ora siamo qui e chiudiamo questo bel reportage perché i nostri occhi sono gia chiusi e la voglia di materasso si è fatta irresistibile e irrinunciabile. BUONANOTTE, BUONANOTTE
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30/06/2007 - Vai con la terza tappa

Questa volta facciamo i gamberi nel senso che andiamo a ritroso. Partiamo dalla fine da una bella passeggiata fatta a pizzo calabro. Eravamo seduti in uno dei tanti bar che affacciano sulla piazzetta di Pizzo e stavamo consumando una fresca granita e dei gelati al tartufo bianco; ad un tratto ascoltiamo delle note musicali suonate da una banda con soli fiati e percussioni. La chiesa dalla sua torre campanaria batteva i rintocchi di un de profundis ecco arrivare da dietro l un angolo un corteo funebre: dietro un vecchio Mercedes una donna sola con i capelli rossi, il volto pallido ed altero, precedeva una ventina di persone dietro di queste l’intera banda di Pizzo composta da almeno venti elementi seguiva con sguardi distratti. Le immagini del profondo sud, della mafia, della gente di rispetto mi son tornate subito in mente ed ho capito come la morte di uno può ancora essere un fatto che riguarda una intera comunità. Basta allontanarsi dalle grandi città dove i morti sono soltanto piccoli fardelli da depositare in luoghi sicuri quanto inutili.
Vediamo ora a note più gioiose; stamattina alle 8.00 siamo partiti da Maratea e abbiamo preso la solita direzione sud verso la Calabria. Dalla SS18 nota come “tirrena inferiore” si sono parati ai nostri occhi scenari mozzafiato fatti di mare blu spiagge e calette con sabbia bianchissima, rocce alle quali un architetto sconosciuto ha dato facce ora terribili, ora accattivanti. Lasciata la parte di costa frastagliata abbiamo poi infilato una serie di spiagge lunghissime con pochissimi bagnanti, quanti a d ostia e fregene non se ne vedono neanche il 31 dicembre.
Il sole oggi è stato impietoso e tutto il nostro corpo ne porta i segni e neanche a dirlo anche quel posto dove si dice che non batta mai il sole ha riportato traumi inenarrabili. Il nostro “fondoschiena” e l’interno coscia assomigliano oggi a quelle fette di carne che il macellaio sotto casa piazza sul bancone. Abbiamo provato ogni tipo di crema ma le nostre natiche si sono comunque “panate” alla fine per premio abbiamo ricevuto l’ennesimo regalo da Mariagrazia, la nostra segretaria; anche oggi ci ha prenotato l’albergo nei pressi di Nicastro (praticamente alle pendici del Tibet).
Alla reception c’era un bue muschiato e Oscar racconta che ha trovato due renne nella sua doccia. Questa corrispondenza finisce oggi perché nel frattempo si è fatta opra di cena e non vediamo l’ora di sederci al tavolo ed affettare una quintalata dei meravigliosi salumi di Calabria.
Domani, se riusciremo a sollevare dal letto quel che resta del nostro corpo ci avvieremo per l’ultima tappa.

Cari saluti a tutti
01/07/2007 - Quarta ed ultima tappa

Ragazzi ci siamo! Adesso siamo davvero vicini. Partiamo con la mitica SS18 in direzione sud e fortunatamente i primi 20/30 Km sono tutti in pianura. Questo ci consente di scaldarci ben bene e poiché abbiamo dato inizio alle ostilità alle ore 6.30 la temperatura è gradevolissima. Il primo paese che ci viene incontro è Pizzo Calabro e subito dopo Vibo Valentia; la strada cammina un poco nell’interno ma il mare rimane sempre visibile alla nostra destra. Poi si va verso Mileto, antica colonia della Magna Grecia e vediamo tantissimi segnali turistici di colore giallo che indicano località più o meno famose del periodo greco. Da qui in avanti la strada lascia la costa per addentrarsi nell’interno e subito prende a salire. Due salite lunghissime nell’ordine dei 10 chilometri l’una fiaccheranno la nostra resistenza già provata ed il sole che nel frattempo si è fatto alto ci procurerà copiose sudate. I ragazzi del furgone in appoggio, Giordano e Daniele fanno la staffetta tra noi e i vari bar incontrati lungo il percorso per offrirci acqua fresca e Gatorade. Raggiunta Palmi termina il percorso montuoso e inizia una lunga discesa che ci riporta verso il mare. All’altrzza di Bagnara Calabra, dopo una curva, ci appare, in un immagine da sogno, la tanto agoniata Sicilia. Si intravede il blu dello stretto e dall’altra parte, la città di Messina adagiata ai piedi dei Peloritani. Una discesa tipo taboga ci porta a Scilla in pochi minuti e nel fare questa strada ci rendiamo conto delle sofferenze dei siciliani prima che fosse costruita la Salerno – Reggio Calabria. Da Scilla a Villa S. Giovanni è tutto un susseguirsi di curve per superare piccoli promontori di roccia affacciati sul mare. A Villa ci dirigiamo all’imbarco ed un bel traghetto della soc.Caronte ingoia noi e le nostre bici nella sua capiente pancia. Durante la traversata ce ne stiamo in terrazza a goderci la fresca brezza che increspa leggermente le acque dello stretto mentre alcune barche armate per la pesca al pesce spada ci danzano attorno. Ecco Messina! Scendiamo a terra e qui si conclude la nostra sofferenza dopo 735 lunghissimi chilometri. Ormai è fatta e sta ad altri tentare di emularci.
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